MANDORLO DEL DIAVOLO

 

A. Communis Naxea, fructu maximo mamillato, epicarpo virente in latu rubescente, sarcocarpo crasso coriaceo non eduli, endocarpo lignoso et fragili, semine magno gustu gratissimo. Vulgo Mandorla del Diavolo.

Amigdalus Naxea. Plin.

 

Il Mandorlo del Diavolo è una varietà che si distingue per la grossezza del frutto.

La sua Pianta grandisce assai, e se è in buon terreno si cuopre di messe forti e distese.

La Foglia ha le forme comuni a tutti i mandorli, ma è un poco più grande.

Il Fiore si distingue egualmente per la dimensione dei suoi petali i quali sono grandi e coloriti di una sfumatura di rosso.

Questo carattere di grossezza, che si mostra un poco in tutta la pianta, si pronunzia poi nel frutto in un modo straordinario.

La Mandorla di questa varietà è per lo meno il doppio più grossa delle mandorle comuni, ed è da questa grossezza che è venuto il nome di Mandorla del Diavolo.

Le sue forme non differiscono in genere da quelle delle altre mandorle, ma la sua cima è finita da una mammelletta ritorta, che vi esprime come una punta, e che la distingue.

La sua buccia, sempre verdognola, è colorita da un lato da una velatura di rosso che le dà del risalto: essa cuopre, come nelle altre mandorle, una sostanza spessa, dura, carnosa, la quale è il vero pericarpo di questo frutto, ma che non è mangiabile. Dentro di questo pericarpo si trova il secondo inviluppo, o sia il guscio, il quale non è fragile come quello della Mandorla Gentile, ma non ha la durezza della Mandorla a guscio duro: esso contiene un seme di una grossezza proporzionata al pericarpo, e la di cui polpa è dolce e delicata.

I Rustici Latini parlano di molte varietà di Mandorli stimate più delle altre, ma le descrizioni che ne danno non offrono in generale dei dati sufficienti per farne un'applicazione esatta alle razze conosciute da noi. Pare però da alcune analogie che il nostro Mandorlone possa riportarsi alla Mandorla di Nasso.

Io non trovo parola di questa varietà, nè in Mattioli, nè in alcun altro Agronomo Italiano: essa non si riconosce neppure fra le varietà descritte da Knoop, nè in quelle del Duhamel, e dei Pomologi Inglesi.

I soli paesi ove mi sia avvenuto di vederla sono il Genovesato e la Toscana. Io ne posseggo alcuni individui nella mia Villa di Finale, e so che se ne trovano in quantità nel territorio di Noli. Ne ho vedute delle bellissime in Pisa nel Giardino del Palazzo Scotti e in altri luoghi. L'individuo che ha servito di campione alla tavola della Pomona mi è stato favorito dall'egregio Sig. Cav. Vaccà, il quale riunisce ai rari talenti di Esculapio un gusto squisito per l'agricoltura e il genio per i frutti.

Questo Mandorlo si moltiplica col mezzo dell'innesto. Credo però che si otterrebbe anche spontaneo col mezzo del seme.

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testo trascritto da Vitaliano Biondi (Reggio Emilia)