ALBICOCCO di germania

 

A. Vulgaris Germanica fructu maximo æstivo irregulari, epicarpo sature flaco, sarcocarpo fulvo delicato, succo sapidissimo, nucleo non adhærente. Vulgo Albicocca di Germania.

 

L’Albicocco di Germania è la varietà che tiene il primato nella specie delle Albicocche a polpa gialla.

L’Albero, coltivato in libertà, si distingue per un vigore che lo eguaglia ai più grandi alberi fruttiferi.

Le sue Foglie sono folte, larghe e di un verde vivo.

Il Fiore è di un bianco carnicino, e allega facilmente.

Il Frutto, più allungato che tondo, è marcato sensibilmente da un lato dal solito solco che forma i lobi di tali frutte, e che in questa varietà non sono egualmente rilevati.

La buccia un poco ruvida, è colorita di un giallo di zafferano, su cui qualche volta trovasi una delicata e leggiera macchia di color rosso.

La polpa, più gialla ancor della buccia, è dolce e saporita, e la sua pasta è morbida e sugosa.

Il nocciolo bislungo e compresso, è distinto da un buco sottilissimo che vi si trova nella costa da un lato, e per il quale si può far passare uno spillo.

La mandorla, contenuta nel nocciolo, è amara, e di un gusto aromatico.

Questa è la migliore tra le varietà a polpa gialla, ma non può gareggiare colle Albicocche bianche, dalle quali si distingue non solo per la buccia, che non è così liscia, e che è di un giallo più carico; ma ancora per la forma, che è più allungata e meno regolare. La polpa poi è quella che ne constituisce principalmente la differenza. Chi non ha gustate le buone Albicocche a polpa bianca, la trova sugosa e gentile; ma chi conosce le Alessandrine dei paesi meridionali, sente facilmente che è pastosa, e che non ha la delicatezza che caratterizza queste ultime, e le rende così preziose.

Bisogna però convenire che l’Albicocco di Germania gareggia colle Alessandrine in sapore, e che forse le supera; poichè è certo che ha un gusto più vellicante, il quale da molti è preferito al dolce più debole, ma più delicato, delle Albicocche bianche. La proprietà però, che distingue l’Albicocca di Germania da tutte le altre, è la grossezza. Ne ho vedute in Francia ed in Germania di quelle che parevano Pesche. Nel Pisano, ove abonda moltissimo, vi giunge al peso di sei a sette oncie. L’esemplare che ha servito di campione al disegno della Pomona, e che è stato preso nei contorni di Firenze, pesava sei oncie.

Questa varietà, che è comune nei paesi oltramontani, è rara in Italia. Io l’ho trovata in Piemonte, ove si coltiva a spalliera, e dove viene eccellente, ma senza giungere alla grossezza delle Albicocche del Pisano.

Nel Genovesato, ove è sconosciuta, se ne coltiva una razza che la somiglia, e che è nota sotto il nome di Zorzoni, (Zorzolouin), ma è un frutto ordinario di polpa asciutta e grossolana.

L’Albicocco di Germania è l’Abricot-Pêche dei Francesi. Esso figura presso i Pomologj oltramontani sotto diverse denominazioni, perchè i semenzisti ne fanno tante varietà quante ne sono le modificazioni anche leggiere che vi riceve nel riprodursi di seme, o che vi spiega per le diverse circostanze della coltura: ma i suoi caratteri sono i medesimi in tutte.

Duhamel la descrive al N.° X. sotto il nome di Abricot de Nancy, e lo figura alla Pl. VI. Pare che Knoop lo indichi sotto il nome di Abricot de Dresda. La maggior parte dei Pomologi lo distinguono col nome di Abricot-Pêche, che è il nome che riceve dai semenzisti e nel commercio.

La sua coltura non esige le cure necessarie per gli Albicocchi a polpa bianca. Come meno gentile, prospera bene in campagna aperta, e non ha bisogno di stare a spalliera. È certo però che, dandogli questa disposizione, fa i frutti più grossi, e per conseguenza meglio elaborati e più saporiti. Il modo sicuro di moltiplicarlo è l’innesto. Esso si fa sopra l’Albicocco spontaneo e sopra il Susino. Se si vogliono delle piante grandi e vigorose da coltivarsi in campagna aperta, si scelga il primo. Se si deve tener a spalliera si preferisca il secondo.

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testo trascritto da Andrea Mazzuccato (Vitorchiano, Viterbo)