ALBICOCCO ALESSANDRINO

A MANDORLA AMARA

 

Prunus Armeniaca Alexandrina fructu medio, leviter compresso, precoci; epicarpo glabro, candidante, ad latum pubescente; sarcocarpo albo, delicato, suavissimo, nucleo adherente, semine amaro. Vulgo Alessandrina precoce a mandorla amara.

Armeniaca fructu majori nucleo amaro. Tournee. S. R. H. p. 623.

Mala Armeniaca Majora. C. B. Pin. 442.

Armeniaca Mala Majora. Cam. Epit. 146. S. B. 1. 167.

Bericocche. Porta. Pomar. P. 168

Moniache. Stali Moniache, corupto ex Armoniaca nomine. Porta. Pomar. P. 168

Albicocche bianche di Genova. Micheli MM. E Quadri della R. Villa di Castello n. 2.

Apricot Mâle. Forsyth. Traité de la culture des Arbres Fruitiers n.1 p.32.

Apricot blanc. Knoop. Miller. Mayer. ec.

Apricot d’Alexandrie. Duhamel Traité des Arbres Fruitiers.

 

L’ Alessandrino a mandorla amara forma la varietà prediletta dei paesi temperati.

Le sue messe, le sue foglie ed il suo fiore somigliano a quelli dell’Alessandrino Lucente e quasi si confonderebbero se non fossero un poco meno precoci.

Il suo frutto però è molto diverso: è più grosso, un poco compresso da un lato e perciò meno tondeggiante e coi lobi più rilevati dalla sutura che lo taglia da un lato. La sua buccia non è così lucida e il suo colore è tanto chiaro che si può dir quasi bianco, ma è rilevato da una macchia viva di rosso che gli dà dello spicco. La polpa è biancognola come la buccia e cede appena a quella del Lucente in delicatezza ed in sugo; ha però meno sapore ed è più tenace al nocciolo. La mandorla che forma il suo seme ha un gusto amaro ed aromatico che somiglia a quello dei semi di Pesca, ma che è meno forte.

La sua fioritura segue da vicino quella dell’Albicocco Lucente ed è sempre meno abbondante: essa si spiega molto tempo dopo quella del mandorlo e ben sovente si compisce anche prima, non durando che da otto a dieci giorni.

La sua allegagione non è difficile: si vede, è vero, mancar qualche volta perchè la sua precocità la espone agli ultimi freddi dell’inverno, ed alle piogge di Marzo, ma ciò non succede sovente perchè il fiore è di una tessitura atta a resistere più di quella del Lucente, o perchè d’altronde gli bastano pochi giorni per compire la fecondazione.

Malgrado questi vantaggi l’Alessandrino a mandorla amara non prospera bene che nelle colline fertili e soleggiate, e nei giardini che godono della vicinanza del mare. In molti paesi, come a Pisa, esso si mette a spalliera lungo i muri degli orti, e questa precauzione ne accelera la fioritura e ne favorisce l’allegagione perché la difende dai venti del Nord.

Nei paesi, ove si coltiva l’Albicocca Lucente, l’Alessandrina a mandorla amara non ottiene che il secondo posto tra le albicocche; ma nei climi ove la prima non riesce, questa vi figura sopra di ogni altra, sia per la sua precocità, che per la sua bellezza e delicatezza, e pel sugo che ne distingue la polpa.

Così l’Albicocca a mandorla amara è la più pregiata nel Genovesato, in Provenza e nel Pisano. Quella a mandorla dolce, che matura poco dopo, non le cede forse in gusto ed in delicatezza, ma è meno feconda. Quindi non vi ottiene che il secondo posto, tanto più che, quando comincia a maturare, già è passato il primo desiderio di queste frutte.

I Napoletani, che coltivano ambedue queste varietà, le comprendono sotto il nome comune di Bericocche, e le distinguono poi coll’epiteto di dolce e amara. Pare che questo nome corrisponda a quello di Mugnaghe usato in Lombardia.

La coltura dell’Alessandrino a mandorla amara è facile e semplice. S’innesta sull’Albicocco spontaneo, o sul Susino, ma i giardinieri preferiscono quest’ultimo perchè è più facile a ritrovar dei soggetti da innestare, e perché l’innesto vi prende meglio.

Questa varietà ama i luoghi aprichi, ma grassi ed umidi, e prospera straordinariamente, nei giardini e specialmente posta a spalliera.

Bisogna ripulirla ogni anno dai rami secchi e dai succhioni, poichè, essendo dotata di una vegetazione vigorosa e fruttando assai, è soggetta a cuoprirsi di seccume, e nello stesso tempo a sfogarsi in messe bastarde.

Tutti i Pomologi parlano dell’Albicocco a polpa bianca, ma lo descrivono come un frutto de’ paesi caldi, siccome si riconosce dai nomi medesimi coi quali è distinto.

Non è già che non si coltivi anch’esso nei paesi settentrionali, ma in quei climi esso non vi acquista la perfezione che gli è propria; e siccome il suo pregio principale consiste nella delicatezza della sua pasta, ed in un profumo gentile, il quale non si sviluppa che con un certo dato grado di temperatura, così, nei paesi ove non vive che in virtù di una coltura speciale, esso vi resta insipido, e perciò vi è meno stimato delle Albicocche a polpa gialla.

Duhamel lo descrive sotto il nome di Abricot d’Alexandrie. Questo pomologo però ne annovera diversi altri che si confondono facilmente con questo, poiché nelle sue descrizioni non si possono distinguere abbastanza per assegnarli alla razza di quelli a mandorla dolce, che a quella che ha la mandorla amara. Essi però si distinguono tutti per Alessandrini, ossia per Albicocche a polpa bianca.

Knoop non ne descrive che due appartenenti a questa specie, e sono l’Abricot hatif pétit simple, ou la Princesse, il quale potrebbe essere il nostro Lucente, e l’Abricot Blanc, che dovrebbe corrispondere al nostro Alessandrino.

Noi troviamo nella Pomona Franconica di Mayer le stesse varietà di Duhamel, e le troviamo sotto i medesimi nomi. Quindi vi cadono le medesime analogie.

Si può dire lo stesso dei Pomologi Inglesi: essi descrivono ugualmente diverse varietà di Albicocchi a polpa bianca, ma non è facile a distinguerle abbastanza per poter precisare quella che corrisponde alla nostra. Io però sarei inclinato a riconoscerla nell’Albicocco maschio di Miller, il quale si distingue principalmente per la sua precocità.

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testo trascritto da Mario Zefelippo (Godiasco, Pavia)